{"id":3083,"date":"2018-05-24T11:08:32","date_gmt":"2018-05-24T09:08:32","guid":{"rendered":"http:\/\/madeinart.it\/?page_id=3083"},"modified":"2018-06-15T09:58:49","modified_gmt":"2018-06-15T07:58:49","slug":"the-exhibition","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/madeinart.it\/it\/david-lachapelle-after-the-deluge\/the-exhibition","title":{"rendered":"La Mostra"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2961 alignnone\" src=\"http:\/\/madeinart.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/IMG_8610.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/madeinart.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/IMG_8610.jpg 1000w, https:\/\/madeinart.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/IMG_8610-300x174.jpg 300w, https:\/\/madeinart.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/IMG_8610-768x445.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/h4>\n<p><strong>David LaChapelle, <em>After The Deluge, <\/em>BAM, Mons, 14\/10\/2017 &#8211; 25\/02\/2018<\/strong><br \/>\nLa mostra \u201cDavid LaChapelle. After the Deluge\u201d, curata da Gianni Mercurio ed esposta al Mus\u00e8e des Beaux Arts di Mons, \u00e8 una della pi\u00f9 grandi e importanti retrospettive mai dedicate al grande fotografo americano.<\/p>\nngg_shortcode_0_placeholder\n<p>La mostra ripercorrva la produzione artistica di LaChapelle nella sua interezza, dal 1990 a oggi, ed era divisa in diverse sezioni tematiche.<\/p>\n<p>L\u2019opera di David LaChapelle pu\u00f2 essere divisa in due periodi distinti, separati dal ciclo \u201cThe Deluge\u201d nel 2006, ma in realt\u00e0 \u00e8 un flusso unico, legato da una narrazione condivisa.<\/p>\n<p>In tutta la sua produzione l&#8217;artista dimostra un atteggiamento neo-umanistico, con una perpetua preoccupazione per il destino dell&#8217;umanit\u00e0 che egli pone nel cuore del suo lavoro, e, pi\u00f9 in generale, dell\u2019arte. Un\u2019arte che, ai suoi occhi, dovrebbe agire come mezzo di comunicazione che arricchisca socialmente e spiritualmente il maggior numero di persone e che sia accessibile a tutti, attingendo alla storia delle immagini per penetrare le pieghe della cultura popolare.<\/p>\n<p>LA SOCIETA\u2019 DELLO SPETTACOLO<\/p>\n<p>Questa sezione accoglieva le fotografie appartenenti al primo periodo di LaChapelle, che si distingue per l\u2019abbondante produzione di immagini. Attraverso queste opere l\u2019artista (che in passato si \u00e8 definito un &#8220;fotografo ad alta velocit\u00e0 e ad alto rendimento&#8221;) ha osservato la quotidianit\u00e0 dei comportamenti e delle abitudini sociali con gli occhi di un antropologo, fotografando un decennio che si affacciava al nuovo millennio e realizzando un esilarante e dissacrante catalogo.<br \/>\nDal 1995 al 2005 LaChapelle ha realizzato ritratti di protagonisti del mondo del cinema, della musica, della moda, fotografando tanto i personaggi famosi quanto quelli emergenti. Ma LaChapelle \u00e8 meno interessato a ritrarre grandi personalit\u00e0 che a realizzare opere in cui certe abitudini e comportamenti vengano esasperati.<\/p>\n<p>Nel suo lavoro il consumismo compulsivo e la nevrosi si combinano con il feticismo e il narcisismo, con l&#8217;ossessione, la mercificazione dei sentimenti, la trasformazione dei corpi in oggetti, tanto che trasmette una visione pessimistica della storia umana &#8211; nonostante permanga sempre un&#8217;ironia comica e, spesso, caustica. Durante questo primo periodo le sue foto erano pubblicate sulle riviste di moda. L&#8217;obiettivo, per\u00f2, non \u00e8 mai stato quello di affermarsi grazie alla mera illustrazione, ma di raggiungere un pubblico il pi\u00f9 ampio possibile e creare uno shock emotivo nello spettatore. Nel 2006 LaChapelle abbandona la societ\u00e0 dello spettacolo e si ritira sull\u2019isola di Maui, nel mezzo dell&#8217;oceano Pacifico: &#8220;Avevo detto tutto quello che dovevo dire &#8220;.<\/p>\n<p>VISONI APOCALITTICHE<\/p>\n<p>Nel 2006, infatti, durante un soggiorno a Roma, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilit\u00e0 artistica \u00e8 scossa dalla bellezza e dalla potenza dell\u2019arte romana, che d\u00e0 il definitivo impulso alla necessit\u00e0 di imprimere una svolta alla sua produzione.<\/p>\n<p>Con la realizzazione di <em>Deluge<\/em>, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, le opere <em>Museum<\/em>, <em>Statue<\/em>, <em>Cathedral<\/em> e la serie degli <em>Awakened<\/em>, LaChapelle \u00e8 tornato a concepire un lavoro con l\u2019unico scopo di esporlo in una galleria d\u2019arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.<\/p>\n<p>Soprattutto l\u2019artista si \u00e8 avvicinato a un tema che, pur permeando tutti i suoi cicli fotografici precedenti, ora ha preso la forma di una narrazione in cui passato, presente e futuro collassano definitivamente. In questa serie temi come la catastrofe, la degenerazione, la vanit\u00e0, la malattia, la morte e la piet\u00e0 trovano la loro massima espressione. Attraverso queste tematiche, la reinterpretazione della storia dell&#8217;arte diventa un potente meccanismo per la riflessione, perch\u00e9 sovrappone l&#8217;estasi della visione &#8211; tipica delle grandi opere del passato &#8211; alla lucida registrazione del presente, della tragedia dell&#8217;umanit\u00e0, in una costante ricerca del significato della sua esistenza.<\/p>\n<p>Il <em>Deluge<\/em> segna un punto di svolta. Da qui la produzione del fotografo americano prende una nuova direzione estetica e concettuale. &nbsp;Il segnale pi\u00f9 evidente del cambiamento \u00e8 la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall\u2019immagine spariscono.<\/p>\n<p>Le serie <em>Car Crash<\/em>, <em>Negative Currencies<\/em>, <em>Hearth Laughs in Flowers<\/em>, <em>Gas Stations<\/em>, <em>Land <\/em><em>Scapes<\/em>, fino ad <em>Aristocracy<\/em>, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte. Ne troviamo soltanto un simulacro orrorifico nei frammenti di cera della serie <em>Still Life<\/em>.<\/p>\n<p>In alcuni dei recenti lavori di David LaChapelle, come <em>Land Scapes<\/em> e <em>Gas Station<\/em> l&#8217;artista mostra soltanto una natura profondamente distorta. In <em>Land Scapes<\/em> le centrali sorgono come miraggi di luce sullo sfondo di orizzonti deserti e sotto cieli ombreggiati da albe colorate. Questi complessi industriali sono il risultato di un lavoro incredibile svolto con una squadra di modellisti che lavorano nel cinema.&nbsp; L\u2019artista ha messo insieme e assemblato oggetti piccoli e riciclabili, come le tazze di plastica, i bigodini per i capelli, i contenitori delle uova, i caricabatterie, le cannucce, le bibite e vari tipi di contenitori.<\/p>\n<p>LaChapelle ha poi fotografato questi modellini posizionandoli in paesaggi reali come il deserto californiano. L&#8217;avvertimento ecologico di LaChapelle sullo sfruttamento delle risorse naturali da parte del genere umano descrive un presente proiettato nel futuro, dove le antiche chimere e le allucinazioni assumono forme attraenti. Questo stesso avvertimento ci avvisa che la natura vuole la sua vendetta &#8211; una vendetta che, come in tutto il lavoro di LaChapelle, esclude tutta la crudelt\u00e0, per catturare la nostra attenzione grazie allele sfumature del surrealismo.<\/p>\n<p>La serie <em>Gas Station<\/em> (anch\u2019essa realizzata attraverso dei modellini, ma fotografati nelle foreste hawaiane) gioca sull\u2019effetto misterioso di paesaggi distintivi e riconoscibili: le stazioni di servizio sono mostrate al di fuori del loro naturale contesto, circondate da una fitta vegetazione tropicale in cui persiste un silenzio enigmatico.<\/p>\n<p>IL RINASCIMENTO E IL NUOVO MONDO<\/p>\n<p>Se la serie <em>Deluge<\/em> segna il passaggio a temi trascendenti come il sublime e il divino, il senso dell&#8217;esistenza e il rapporto con la morte in un momento buio, incerto e venato dalla paura, nei suoi lavori pi\u00f9 recenti LaChapelle sembra voler mostrare la sua visione di una possibile salvezza.<\/p>\n<p>Nella serie <em>Paradise<\/em>, che include <em>Secret Passage<\/em>, <em>Bellevue<\/em> e <em>Transfusion<\/em>, LaChapelle reintroduce la figura umana in cerca di un nuovo rapporto con la natura.<\/p>\n<p>Rapporto che si compie definitivamente nell\u2019ultima serie intitolata <em>New World<\/em>.<br \/>\nCaratteristica distintiva di queste opere \u00e8 la luce, che diventa nel &#8220;paradiso&#8221; di LaChapelle un elemento mistico: la luce divina inghiotte anime beate che quasi perdono il rivestimento corporale, diventando forme che brillano della loro propria luce. Il paradiso di LaChapelle non \u00e8, tuttavia, un paradiso celeste, ma piuttosto un paradiso terrestre precedente al peccato originale di Adamo ed Eva, in cui il divino, la trascendenza e la sensualit\u00e0 terrena sono magicamente amalgamati.<\/p>\n<p>L\u2019atmosfera psichedelica incorpora riferimenti a una miscela di differenti culture e religioni. Lo spirito di queste opere, che sono stati prodotte a Maui &#8211; una delle isole delle Hawaii \u2013 ricorda il paradiso terrestre e i paesaggi evocati da Gauguin a Tahiti.<\/p>\n<p>Una dimensione surreale di purezza e autenticit\u00e0, dove si cerca l&#8217;armonia tra l&#8217;umanit\u00e0 e la natura &#8211; un luogo ben lontano dalla nuova industrializzazione del mondo, da cui l&#8217;artista stava scappando. Queste opere esplorano esperienze umane archetipiche, come la preghiera, l&#8217;amore, la nascita, in un legame empatico che unisce l&#8217;umanit\u00e0, il mondo e il cosmo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>David LaChapelle, After The Deluge, BAM, Mons, 14\/10\/2017 &#8211; 25\/02\/2018 La mostra \u201cDavid LaChapelle. After the Deluge\u201d, curata da Gianni Mercurio ed esposta al Mus\u00e8e des Beaux Arts di Mons, \u00e8 una della pi\u00f9 grandi e importanti retrospettive mai dedicate al grande fotografo americano. 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