{"id":1,"date":"2011-05-05T15:11:43","date_gmt":"2011-05-05T15:11:43","guid":{"rendered":"http:\/\/madeinart.it\/?p=1"},"modified":"2011-10-11T07:26:46","modified_gmt":"2011-10-11T07:26:46","slug":"test","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/madeinart.it\/en\/test","title":{"rendered":"Anish Kapoor: il silenzio, l\u2019energia, il pieno e il vuoto, il buio e la luce."},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cQuel che rimane particolarmente impresso nella memoria di chi ha visto le prime mostre di Anish Kapoor, agli inizi degli anni ottanta, \u00e8 il silenzio che quelle piccole sculture ricoperte di pigmenti gialli, rossi, neri o blu riuscivano trasmettere allo spazio espositivo [\u2026]. Pi\u00f9 semplicemente riteneva che ci fossero delle forme arcaiche che, legate tanto alla dimensione spirituale quanto a quella corporea, consentono all\u2019individuo di specchiarsi in esse e mettere in dubbio o rafforzare le proprie consapevolezze. In altre parole la sua scultura era concepita come un catalizzatore di energia [\u2026] \u201c<\/em> &#8211; Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, curatori della mostra<\/p><\/blockquote>\n<p>I temi della ricerca artistica di Anish Kapoor, che \u00e8 anche e in primo luogo ricerca filosofica, sono centrati sull\u2019uomo e sulla consapevolezza di s\u00e9, sulla mente e l\u2019esperienza delle cose che la circondano, sull\u2019universalit\u00e0 di tempo e spazio, dalle prime opere fino alle pi\u00f9 recenti e monumentali installazioni nei musei e negli spazi pubblici.<\/p>\n<p>I concetti di vuoto e buio, di \u201cnon spazio\u201d, tipici di alcune installazioni dell\u2019artista indiano e in particolare della pi\u00f9 recente Dirty Corner, suscitano in chi ne fa esperienza reazioni che avvicinano l\u2019interlocutore alla sua dimensione interiore. Anche la consapevolezza del mondo esterno e le dimensioni spazio-temporali sono al centro della sua ricerca: attraverso le sue installazioni Kapoor indaga lo spazio e il tempo, il dentro e il fuori, scegliendo sempre pi\u00f9 spesso di realizzare opere di grandi dimensioni, esplorabili all\u2019interno, percorribili ed esperibili.<br \/>\n<em>\u201cGi\u00e0 quand\u2019era ancora studente Kapoor pensava all\u2019essenzialit\u00e0 delle forme archetipiche e alla fenomenologia dello spazio analizzata in rapporto al corpo umano come vie privilegiate per acquisire nuove consapevolezze\u201d , sostengono i due curatori . \u201cDa allora, Kapoor si \u00e8 mosso all\u2019interno di una concezione metafisica che si traduce nella capacit\u00e0 della scultura di diventare tutt\u2019uno con lo spazio e generare silenzio attorno a essa.\u201d<\/em><\/p>\n<p>La mente capace di concepire anche ci\u00f2 di cui non ha esperienza e la percezione del mondo circostante sono i nodi centrali della produzione artistica di Anish Kapoor. L\u2019installazione Dirty Corner ad esempio, appositamente realizzata per la Fabbrica del Vapore di Milano (2011), \u00e8 concepita in modo che non sia possibile abbracciarla con lo sguardo nella sua totalit\u00e0. L\u2019unico modo per farne esperienza \u00e8 procedere nella semioscurit\u00e0, poi nel buio pi\u00f9 profondo, poco luminosa proprio in virt\u00f9 della sua grandezza: un kilowatt di luce pu\u00f2 essere accecante all\u2019interno di uno spazio piccolo, ma lasciare in penombra o addirittura al buio uno spazio molto grande. Infine la terra, che ricopre lentamente la parte centrale di Dirty Corner e diventa tutt\u2019uno con essa, evidenzia sul piano metaforico una concezione unitaria del mondo.<\/p>\n<h3>Da Anish Kapoor alla filosofia buddhista<\/h3>\n<p>Prendendo spunto da queste considerazioni \u00e8 nata l\u2019idea di cercare un confronto tra le opere di Kapoor e alcune tematiche della filosofia buddhista particolarmente pregnanti e vicini al significato dei lavori dell\u2019artista indiano, che negli anni della formazione e in quelli successivi ha studiato il Buddhismo e praticato la meditazione.<\/p>\n<p>Come le opere di Kapoor, infatti, anche il Buddhismo \u00e8 un percorso esperienziale. Come si concilia una tradizione millenaria con le conoscenze scientifiche, le idee, lo stile di vita delle nostre societ\u00e0 contemporanee e che influenza pu\u00f2 avere sull\u2019espressione artistica?<\/p>\n<p>Per discutere di queste e altre riflessioni MADEINART propone di organizzare, all\u2019interno dei workshop previsti durante la mostra di Anish Kapoor, una conferenza aperta al pubblico dal titolo \u201cForma e Spazio inseparabili, l&#8217;esperienza della natura della mente\u201d, il 17 ottobre 2011 alla Fabbrica del Vapore, proprio intorno all\u2019opera Dirty Corner.<\/p>\n<p>A confrontarsi con l\u2019opera di Kapoor sar\u00e0 il Lama Ole Nydahl, che da oltre trent\u2019anni \u00e8 all\u2019avanguardia nella diffusione degli insegnamenti buddhisti in uno stile non esotico, moderno e verificabile per le critiche e pragmatiche menti occidentali.<\/p>\n<p>Primo studente occidentale a diventare discepolo del XVI Karmapa, il Lama pi\u00f9 importante dell\u2019antica scuola buddhista Karma Kagyu, Lama Ole Nydahl ha saputo trasmettere l\u2019essenza degli insegnamenti buddisti aldil\u00e0 degli elementi rituali e culturali con cui sono stati preservati in Tibet per dodici secoli, pur senza trasformarne il patrimonio filosofico.<br \/>\nProprio come i lavori dell\u2019artista indiano mettono in discussione la percezione dell&#8217;individuo, cos\u00ec gli insegnamenti e soprattutto le pratiche meditative offrono strumenti precisi per analizzare ed espandere la propria percezione nella vita di ogni giorno, in un processo conoscitivo della propria mente che culmina con l&#8217;esperienza diretta della natura delle cose: questo obiettivo \u00e8 definito &#8220;stato di illuminazione&#8221;. L\u2019incontro, articolato in due temi principali, cercher\u00e0 di rendere meno ermetici e distanti i concetti base di questo approccio conoscitivo che difficilmente pu\u00f2 essere catalogato da etichette e categorie psicologiche, religiose o spirituali, ma cos\u00ec vicino per tanti aspetti alle tematiche filosfico-concettuali dell\u2019arte di Kapoor.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>1. Tema: la mente \u00e8 il punto di partenza e il fine<\/h3>\n<p>L\u2019essenza del Buddhismo e di ogni suo elemento filosofico, meditativo o artistico punta direttamente all\u2019investigazione della natura e del funzionamento del mondo fenomenico, sia a livello interiore che esteriore.<br \/>\nIl centro di questo processo investigativo \u00e8 la mente intesa come la consapevolezza che in ogni istante sviluppa la propria capacit\u00e0 percettiva per mezzo dell\u2019apparato sensoriale e delle strutture concettuali presenti nel magazzino esperienziale a cui accediamo sia come individui, sia come collettivit\u00e0.<br \/>\nComprendere la natura e il funzionamento della mente permette di essere in assonanza con la realt\u00e0 circostante eliminando gli attriti e l\u2019insoddisfazione derivante dalla mancata comprensione o dall\u2019inefficace tentativo di alterare il sistema di cui l\u2019individuo fa parte.<br \/>\nL\u2019investigazione buddhista giunge alla realizzazione che la natura della mente non pu\u00f2 essere vincolata da nessuna definizione limitante, in quanto in essenza essa \u00e8 puro potenziale consapevole.<br \/>\nOgni tentativo di individuare una entit\u00e0 singola, duratura e separata \u00e8 destinata a mostrare solo una approssimazione insoddisfacente di una ben pi\u00f9 vasta realt\u00e0. Se invece si vuole accedere ad una comprensione completa e pervasiva occorre immergere la propria esperienza scavalcando i limiti intellettuali e psicologici con cui l\u2019individuo costruisce la propria corazza esistenziale, nella illusoria tendenza a trovare rifugio verso l\u2019impermanenza e la complessit\u00e0 circostante.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>2. Tema: la forma \u00e8 spazio, lo spazio \u00e8 forma<\/h3>\n<p>Lo spazio e la forma non sono quindi componenti in conflitto ma espressioni della stessa totalit\u00e0. Questa visione di uno spazio pregno di potenziale che non necessit\u00e0 di alcuna entit\u00e0 esterna e superiore per perpetuare il proprio processo creativo \u00e8 presente in Occidente sia dai tempi di Eraclito ed \u00e8 oggi confermata dai moderni santuari della scienza moderna.<br \/>\nI principi e i noti paradossi della meccanica quantistica sfidano la visione dualistica con cui normalmente il mondo viene meccanicamente percepito e risultano particolarmente stimolanti i possibili parallelismi con le intuizioni svolte da millenni nel laboratorio della mente attraverso metodi analitici e investigativi.<br \/>\nL\u2019interpretazione di Copenhagen, il principio di \u201clocalit\u00e0\u201d di Alain Aspect, il paradosso del gatto di Schr\u00f6dinger sono solo alcuni esempi di quanto la \u201cforma\u201d della realt\u00e0 appaia meno solida e vincolante nel momento in cui racchiudiamo nello stesso \u201cspazio\u201d cosciente l\u2019osservatore e l\u2019oggetto della sua investigazione.<br \/>\nOggi come non mai, acceleratori di particelle e analisi filosofica possono quindi essere usati in accordo per completare ci\u00f2 che \u00e8 sempre stato l\u2019obbiettivo principale di ogni via di conoscenza: una comprensione diretta e non illusoria del mondo fenomenico in grado di soddisfare la curiosit\u00e0 innata dell\u2019essere umano e il suo primordiale anelito verso la felicit\u00e0 esistenziale.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cQuel che rimane particolarmente impresso nella memoria di chi ha visto le prime mostre di Anish Kapoor, agli inizi degli anni ottanta, \u00e8 il silenzio che quelle piccole sculture ricoperte di pigmenti gialli, rossi, neri o blu riuscivano trasmettere allo spazio espositivo [\u2026]. 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