David Lachapelle After the Deluge

La mostra “David LaChapelle. After the Deluge”, curata da Gianni Mercurio ed esposta al Musèe des Beaux Arts di Mons, BAM, dal 28 ottobre 2017 al 25 febbraio 2018, è una della più grandi e importanti retrospettive mai dedicate al grande fotografo americano.

La mostra ripercorre la produzione artistica di LaChapelle nella sua interezza, dal 1990 a oggi, ed è divisa in diverse sezioni tematiche.

L’opera di David LaChapelle può essere divisa in due periodi distinti, separati dal ciclo “The Deluge” nel 2006, ma in realtà è un flusso unico, legato da una narrazione condivisa.

In tutta la sua produzione l’artista dimostra un atteggiamento neo-umanistico, con una perpetua preoccupazione per il destino dell’umanità che egli pone nel cuore del suo lavoro, e, più in generale, dell’arte. Un’arte che, ai suoi occhi, dovrebbe agire come mezzo di comunicazione che arricchisca socialmente e spiritualmente il maggior numero di persone e che sia accessibile a tutti, attingendo alla storia delle immagini per penetrare le pieghe della cultura popolare.

LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO

Questa sezione accoglie le fotografie appartenenti al primo periodo di LaChapelle, che si distingue per l’abbondante produzione di immagini. Attraverso queste opere l’artista (che in passato si è definito un “fotografo ad alta velocità e ad alto rendimento”) ha osservato la quotidianità dei comportamenti e delle abitudini sociali con gli occhi di un antropologo, fotografando un decennio che si affacciava al nuovo millennio e realizzando un esilarante e dissacrante catalogo.
Dal 1995 al 2005 LaChapelle ha realizzato ritratti di protagonisti del mondo del cinema, della musica, della moda, fotografando tanto i personaggi famosi quanto quelli emergenti. Ma LaChapelle è meno interessato a ritrarre grandi personalità che a realizzare opere in cui certe abitudini e comportamenti vengano esasperati.

Nel suo lavoro il consumismo compulsivo e la nevrosi si combinano con il feticismo e il narcisismo, con l’ossessione, la mercificazione dei sentimenti, la trasformazione dei corpi in oggetti, tanto che trasmette una visione pessimistica della storia umana – nonostante permanga sempre un’ironia comica e, spesso, caustica. Durante questo primo periodo le sue foto erano pubblicate sulle riviste di moda. L’obiettivo, però, non è mai stato quello di affermarsi grazie alla mera illustrazione, ma di raggiungere un pubblico il più ampio possibile e creare uno shock emotivo nello spettatore. Nel 2006 LaChapelle abbandona la società dello spettacolo e si ritira sull’isola di Maui, nel mezzo dell’oceano Pacifico: “Avevo detto tutto quello che dovevo dire “.

VISONI APOCALITTICHE

Nel 2006, infatti, durante un soggiorno a Roma, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana, che dà il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione.

Con la realizzazione di Deluge, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, le opere Museum, Statue, Cathedral e la serie degli Awakened, LaChapelle è tornato a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.

Soprattutto l’artista si è avvicinato a un tema che, pur permeando tutti i suoi cicli fotografici precedenti, ora ha preso la forma di una narrazione in cui passato, presente e futuro collassano definitivamente. In questa serie temi come la catastrofe, la degenerazione, la vanità, la malattia, la morte e la pietà trovano la loro massima espressione. Attraverso queste tematiche, la reinterpretazione della storia dell’arte diventa un potente meccanismo per la riflessione, perché sovrappone l’estasi della visione – tipica delle grandi opere del passato – alla lucida registrazione del presente, della tragedia dell’umanità, in una costante ricerca del significato della sua esistenza.

Il Deluge segna un punto di svolta. Da qui la produzione del fotografo americano prende una nuova direzione estetica e concettuale.  Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine spariscono.

Le serie Car Crash, Negative Currencies, Hearth Laughs in Flowers, Gas Stations, Land Scapes, fino ad Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte. Ne troviamo soltanto un simulacro orrorifico nei frammenti di cera della serie Still Life.

In alcuni dei recenti lavori di David LaChapelle, come Land Scapes e Gas Station l’artista ci mostra soltanto una natura profondamente distorta. In Land Scapes le centrali sorgono come miraggi di luce sullo sfondo di orizzonti deserti e sotto cieli ombreggiati da albe colorate. Questi complessi industriali sono il risultato di un lavoro incredibile svolto con una squadra di modellisti che lavorano nel cinema.  L’artista ha messo insieme e assemblato oggetti piccoli e riciclabili, come le tazze di plastica, i bigodini per i capelli, i contenitori delle uova, i caricabatterie, le cannucce, le bibite e vari tipi di contenitori.

LaChapelle ha poi fotografato questi modellini posizionandoli in paesaggi reali come il deserto californiano. L’avvertimento ecologico di LaChapelle sullo sfruttamento delle risorse naturali da parte del genere umano descrive un presente proiettato nel futuro, dove le antiche chimere e le allucinazioni assumono forme attraenti. Questo stesso avvertimento ci avvisa che la natura vuole la sua vendetta – una vendetta che, come in tutto il lavoro di LaChapelle, esclude tutta la crudeltà, per catturare la nostra attenzione grazie allele sfumature del surrealismo.

La serie Gas Station (anch’essa realizzata attraverso dei modellini, ma fotografati nelle foreste hawaiane) gioca sull’effetto misterioso di paesaggi distintivi e riconoscibili: le stazioni di servizio sono mostrate al di fuori del loro naturale contesto, circondate da una fitta vegetazione tropicale in cui persiste un silenzio enigmatico.

IL RINASCIMENTO E IL NUOVO MONDO

Se la serie Deluge segna il passaggio a temi trascendenti come il sublime e il divino, il senso dell’esistenza e il rapporto con la morte in un momento buio, incerto e venato dalla paura, nei suoi lavori più recenti LaChapelle sembra voler mostrare la sua visione di una possibile salvezza.

Nella serie Paradise, che include Secret Passage, Bellevue e Transfusion, LaChapelle reintroduce la figura umana in cerca di un nuovo rapporto con la natura.

Rapporto che si compie definitivamente nell’ultima serie intitolata New World.
Caratteristica distintiva di queste opere è la luce, che diventa nel “paradiso” di LaChapelle un elemento mistico: la luce divina inghiotte anime beate che quasi perdono il rivestimento corporale, diventando forme che brillano della loro propria luce. Il paradiso di LaChapelle non è, tuttavia, un paradiso celeste, ma piuttosto un paradiso terrestre precedente al peccato originale di Adamo ed Eva, in cui il divino, la trascendenza e la sensualità terrena sono magicamente amalgamati.

L’atmosfera psichedelica incorpora riferimenti a una miscela di differenti culture e religioni. Lo spirito di queste opere, che sono stati prodotte a Maui – una delle isole delle Hawaii – ricorda il paradiso terrestre e i paesaggi evocati da Gauguin a Tahiti.

Una dimensione surreale di purezza e autenticità, dove si cerca l’armonia tra l’umanità e la natura – un luogo ben lontano dalla nuova industrializzazione del mondo, da cui l’artista stava scappando. Queste opere esplorano esperienze umane archetipiche, come la preghiera, l’amore, la nascita, in un legame empatico che unisce l’umanità, il mondo e il cosmo.

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